Foto di Christian Etter

 

 

Intervista a Christian Etter: tra immagini e mondi





“Io penso spesso a questa immagine positiva, essa è presente da qualche parte e deve essere trovata.”

Nome

  Christian Etter

Nato

  a Coira il 14. aprile 1982

Studi

  Poligrafo a Zurigo, 2000-2004

 

pagina web

  www.etterstudio.com




Ha lavorato presso

2007

  Unit 9, London

  Interactive creativity

2006

  Fabrica

  (United Colors of Benetton) Treviso

  Communication research

2005

  Raschle & Kranz, Berne

  Multimedia producing

  Saatchi & Saatchi , Milan

  Art direction  

2004-2005

  Caritas Vaud, Lausanne

  Skatepark HS36, Lausanne

  Foundation Renacer (Ecpat)

  Bogota

  Social work

2002-2004

  Sushimedia.com, Zurich

  Creative direction



Ti occupi di questioni legate alle immagini, ma in cosa consiste più precisamente il tuo lavoro?

A Treviso ho lavorato come Art director presso la Fabbrica mentre nel mio prossimo impiego mi occuperò di Interactive Creative, attività che si occupa di sviluppare idee interattive, dove l'utente ha la possibilità di interagire in maniera giocosa con il mezzo digitale.


Con te volevo parlare di immagini e della loro importanza, io personalmente, per esempio faccio molto attraverso gli occhi e il senso della vista… Quanto è importante l’immagine nella nostra società?

Secondo me le immagini possono essere molto importanti. Penso per esempio alla guerra in Vietnam e al fotografo che nel 1972 riprese quella bambina nuda che stava correndo...
Molti dicono che grazie a quella fotografia si concluse poi la guerra. Le immagini possono essere più oneste delle notizie.


Noi siamo confrontati con moltissime immagini, quando ha un'immagine forza?

L’immagine ha forza quando ne scaturisce un’emozione, questa può essere sia positiva che negativa.


C’è un limite dopo il quale un'immagine può essere troppo forte o aggressiva?

Penso di sì, per esempio quando ci sono state queste vignette disegnate da dei fumettisti danesi. Queste illustrazioni erano degli stereotipi sull’Islam e hanno creato un forte scandalo, per un momento ho avuto un po’ paura. Molte volte in passato avevo pensato che le nostre immagini stavano perdendo di forza, anche a causa dei mezzi di elaborazione informatici e dell'informazione esagerata da parte dei mass media. Questo fatto mi ha dimostrato che nelle immagini ci può essere ancora una forza estrema, in questo caso l’energia contenuta nelle immagini era negativa; una forza distruttiva.
Ma d’altra parte la stessa energia negativa può essere trasformata anche in qualcosa di molto positivo.
Io penso spesso a questa immagine positiva, essa è presente da qualche parte e deve essere trovata.



  paesaggio urbano con pubblicità   spiaggia e uomo sandwich

 ::paesaggio urbano con pubblicità                                                                                            :: spiaggia e uomo sandwich


Una volta ho letto un titolo in internet che diceva: "io fotografo io sono" una frase che mi aveva colpito molto...

Oggi che fotografare è diventato "gratis", ha un fondo di verità questa frase?

Penso che mentre una persona fa delle fotografie può osservare l’ambiente che lo circonda.


Quindi il fatto di osservare è una cosa positiva?

Si certo, il fatto in sé, che la gente guardi il mondo è positivo, può aprire gli occhi.
Ma poi c’è anche questa cultura al momento dove tutti fanno fotografie in continuazione: fotografando unicamente in maniera superficiale, non cambierà molto nella maniera di osservare e percepire la realtà.
Alla fine ritengo che la cosa più importante sia il contenuto di un’immagine e la sua qualità. A volte mi manca questo, il significato, quello che si vuole trasmettere attraverso un’immagine.
Il valore che un’immagine può assumere dipende molto anche dalla persona che fotografa e quella che legge l’immagine.
Per esempio se si documenta un momento particolare del proprio vissuto, l’immagine che ne scaturisce avrà per la persona che l’ha scattata un valore molto grande e ad essa sarà legato un ricordo vivo. Mentre per tutti gli altri che non hanno vissuto questo momento l’immagine ha uno scarso significato.


Anche tu hai una macchina fotografica?

Si, ma la mia macchina fotografica analogica mi è stata rubata al carnevale di Venezia… è stato un disastro, perchè il rullino era pieno di immagini. Essendo che io ho una pessima memoria, porto sempre con me la macchina fotografica e cerco di fare una fotografia al giorno o una ogni tre giorni, non di più. Così facendo riesco a ricordarmi quello che ho fatto.
Su quella pellicola erano documentati gli ultimi due-tre mesi del mio vissuto, ora non ricordo molto di quello che ho fatto in quel periodo!
Ora sto sperimentando questa fotocamera digitale, ma mi piace il fatto, legato alla pellicola, di poter vedere il risultato delle mie foto solo dopo lo sviluppo. Con la macchina digitale questo manca questo valore della sorpresa.


Siamo in un epoca dove si lavora molto con il computer e i formati digitali: esiste ancora l’immagine reale?

Sì, dipende sempre dal punto di vista.
È come la questione della verità: alla fine la verità è una cosa indefinita, flessibile.
I cambiamenti sociali si rispecchiano nelle immagini e anche un montaggio, per esempio, è un’immagine reale perchè frutto del momento in cui è stata realizzata.


Quindi siamo solo all’interno di un processo, le immagini sono sempre state qualcosa di soggettivo e il mezzo digitale ci permette di fare ulteriori modifiche…giusto?

Si, io posso cambiare tutto, per esempio hai visto queste immagini, sono tutte immagini costruite, ma esse vogliono trasmettere un significato reale.
Per esempio questa è stata realizzata grazie ad una modella una truccatrice. Il risultato: una ragazza che ha preso una scottatura al sole, è un immagine reale nel senso che tutti abbiamo già vissuto, ma in questo caso è stata costruita per comunicare qualcosa di particolare.
Anche nel fotogiornalismo le immagini vengono modificate, per esempio ribaltate a specchio o tagliate per comunicare qualcosa di ben preciso.


Se succedesse una catastrofe e dovresti scegliere un strumento per esprimerti a cosa non rinunceresti; in altre parole il tuo strumento di lavoro preferito…

Sicuramente la penna, sono convito che tra tutte le immagini la parola resta il mezzo di comunicazione più forte.


  paesaggi: non solo arcadia    help-me! 

 :: paesaggi: non solo arcadia                                                                                                             


Immagini usa e getta in opposizione a musei e collezioni? Oggi qual’è l’aspettativa di vita di un’immagine?

Ora abbiamo una quantità di immagini di molto superiore al passato. Tra questa moltitudine saranno le immagini più forti a sopravvivere, come era d’altronde anche cent’anni fa. Il fatto divertente è che la forza di queste immagini del passato è spesso relazionata con il contesto attuale e il loro significato può cambiare radicalmente se le immagini vengono osservate in maniera retrospettiva.


In mezzo a questa forte produzione di immagini, andrà perso qualcosa?

Si, io sono dell’opinione che sia molto importante puntare sulla qualità e credibilità.
Per esempio ultimamente leggo spesso giornali economici proprio per questo motivo, perchè i soldi non sono un’opinione ma piuttosto un fatto. Attraverso una pubblicazione di questo tipo ho quindi possibilità di avere una visione oggettiva della realtà e trarne le relative conclusioni.


Quanto sono veloci i cambiamenti all’interno del tuo lavoro?

Essendo giovane non posso dire molto, ma durante il mio periodo di lavoro ci sono stati dei rapidi cambiamenti. Per esempio la tecnologia avanza a ritmo sostenuto e facilita il lavoro, un operazione che necessitava un tempo 10 persone può occuparsene oggi una soltanto.
Appunto per questo ribadisco che il contenuto diventa di fondamentale importanza.


Tu sei nato nei Grigioni, hai lavorato a Zurigo e in Italia, ora stai per partire per l’Inghilterra…
Tutte queste realtà sono veramente diverse tra loro dal punto di vista lavorativo?

Sì; certamente ci sono delle differenze. In Svizzera, il mondo creativo è molto piccolo, abbiamo diverse lingue che creano già di per se una limitazione nella distribuzione del contenuto. Se vuoi fare per esempio una campagna sociale non ci sono mezzi finanziari sufficienti e il numero di persone che si riesce a raggiungere è esiguo. In Italia per contro il mercato ci sarebbe ma spesso mancano le organizzazioni preposte e una rete strutturale efficiente che ti permette di realizzare progetti di questo tipo.
Inoltre frequentemente non si ha una visione oggettiva riguardo alla qualità del lavoro, a volte le scelte accadono a causa di forze maggiori; questo è il grande problema dell’Italia.
In Inghilterra spero di trovare sia le strutture adeguate che i relativi finanziamenti...


Esiste un’immagine locale o esistono solo immagini internazionali?

Secondo me esiste sempre una cultura locale, benché ci sia questa influenza dominante di alcune culture. Lo sviluppo della tecnologia ha contribuito ad una rapida diffusione di quest’ultime. Penso che la cultura locale perderà ancora di forza, se non facciamo qualcosa in questo senso.

  globalizzazione         nuovi idoli

 ::globalizzazione                                                                                                                                         :: nuovi idoli


A livello di comunicazione di massa, giornali, televisioni, ecc. esiste questa cultura, immagine o grafica locale?

L’anno scorso ho lavorato con persone di molti paesi diversi e lo stile è sempre lo stesso, lo stile occidentale. Questo mi fa arrabbiare, trovo peccato che ci sia questa standardizzazione globale della comunicazione. Io lo so, che nei paesi del sud, per esempio, c’è una lingua diversa, con questi colori vivi, un linguaggio un po’ crudo ma onesto. Mi dispiace che questa varietà di linguaggi non venga maggiormente sfruttata.
In ogni caso penso che la cosa più importante, è che quello che si faccia sia autentico.


Cosa ti aspetti dal tuo prossimo viaggio in Inghilterra?

Mi aspetto di conoscere gente stimolante, trovare una nuova cultura e poterne sentire il gusto.


I tuoi progetti futuri?

Ho un progetto in fase di realizzazione, nel quale stiamo raccogliendo delle storie locali di tutto il mondo, per poi renderle accessibili su scala mondiale a persone di tutti gli strati sociali. Raggiungere veramente questa informazione decentralizzata è un mio grande desiderio.


Hai ancora qualcosa da aggiungere, che vorresti dire al pubblico lettore…

Io penso sia, in ogni caso, fondamentale, che le persone facciano e si impegnino per quello che è più importante per loro stessi, sia a livello professionale che in riguardo al loro sviluppo personale.



Intervista di Maria Chiara Cerinotti, Bellinzona il 7.7.2007  

 

 

 

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