Foto di Aldo Ferrario  

Intervista allo scultore Aldo Ferrario: 

                                                                                                     tra uomini e alberi




”Nel verde perché, esso valorizza l’uomo e viceversa; è un nutrimento reciproco”





Nome e cognome

 Aldo Ferrario

Nato

 a Carona nel 1944

1960-1963

 Kunstgewerbeschule a Zurigo

1964-1968

 Accademia di Brera a Milano

1977-78-79

 Borsa di studio per le belle arti



Alcune mostre:

2005

 Facoltà di Teologia, Lugano

2001

 Galleria La Colomba, Lugano

1998

 Chiesa S.Giovanni Battista, Gnosca

1991

 Augustiner Museum, Freiburg-de

1977

 Galleria Centro Design, Lugano






il filosofo verde


:: Filosofo verde



il filosofo schifato

 :: Filosofo schifato





il filosofo blu

 :: Filosofo blu

Come è cominciato il tuo lavoro di scultore?

In fondo ho cominciato per caso, avevo un’inclinazione e poi l’ho alimentata.
Diverse persone hanno delle attitudini o la predisposizione a qualche cosa, alcuni le perdono e altri le valorizzano.


Tra le tante arti, come mai la scultura?

Ho cominciato come pittore e dipingo ancora oggi. Dopo aver lavorato a Parigi e a Zurigo con uno scultore mi sono dedicato maggiormente alla scultura.


Mentre dipingi pensi i tuoi quadri nella stessa maniera di quando stai scolpendo?

Non si pensa mai quando si dipinge, è qualcosa che succede. Si dipinge, si seguono le pennellate. Certo si può anche fare un pensiero prima, ma mentre si lavora bisogna reagire a quello che succede, osservare.


Il legno, un materiale che usi spesso nel tuo lavoro, che cerchi, trasporti, lavori:
Perché il legno? Cos’è per te questo materiale?

Il legno è una materia prima facilmente reperibile. Mio nonno faceva il boscaiolo e io quando ero bambino gli portavo la colazione nel bosco, mentre lui lavorava. Forse è stato questo a creare un legame tra me e il legno.


E se sparissero tutti gli alberi….di che materiale sarebbero le tue sculture?

Se sparissero tutti gli alberi, farei le mie sculture con le persone: le mummifico e le neutralizzo con il gesso…risata :-)


Preferisci gli alberi o gli uomini?

Tutte e due. L’albero è l’uomo mitologico : c’era uno scrittore-antropologo rumeno Mircea Eliade, che diceva una cosa molto poetica: l’albero è l’insieme degli uomini che risorgono; dopo morti rivivono e si riformano all’interno degli alberi.


Quindi se ho ben capito, le tue sculture si trovano, in un qualche modo, già all’interno della materia prima: l’albero. E tu le tiri fuori?

Si, ma non sempre vengono fuori…


…a volte scappano?

Risata all’unisono :-)


Dove guardano i tuoi uomini, quelli delle sculture?

Guardano la stupidità degli uomini: la stupidità degli uomini che hanno potere.


Il filosofo verde è una tua scultura ed è anche lui un po’ schifato?

Anche lui guarda; i filosofi guardano gli uomini nel loro agire, lui è schifato dal mondo , indignato dalla stupidità umana. Una volta il filosofo aveva valore, nell’antica civiltà greca, per esempio, il filosofo era la prima persona: l’imperatore Pericle consultava i filosofi prima di prendere delle decisioni importanti, come pure i Medici che si circondavano di filosofi e intellettuali quali Poliziano, Pico, Marsilio Ficino .


Avremmo quindi bisogno di qualche filosofo?

Penso di sì, oggi le persone, i politici guardano la televisione, vedono programmi leggeri e diventa tutto troppo superficiale e senza indurre a riflessioni.


Il filosofo verde e le tue sculture in generale dove preferirebbero stare?

In mezzo alla gente in luoghi pubblici, nei parchi, nel verde…
Nel verde perché esso valorizza l’uomo e viceversa; è un nutrimento reciproco. Oggi la natura, è purtroppo trascurata e le città sono disumane, per questo c’è tanta violenza, esse non sono a misura d’uomo. Se lo fossero ci sarebbe più verde, ci sarebbero molti più spazi per rigenerarsi e per riflettere. Ecco le mie sculture le vedo in luoghi di questo tipo, ma non come i monumenti celebrativi che si vedono nelle nostre città.
Oggi c’è tanta scultura diventata ormai arte di regime, specchio di una società opulenta e edonistica che si vuole rappresentare nella scultura. Questo è autocompiacimento non è arte.
L’arte è come la politica, un’altra attività umana, se non c’è ricerca è finita. Se c’è troppo autocompiacimento, edonismo, diventa celebrativa, retorica e alla fine non vale niente.
L’arte deve essere un’attività in crescita continua, un’attività di ricerca e sperimentazione. Se un artista si ripete non è un artista, lavora per il commercio. Un artista manualmente discreto può fare facilmente molti soldi, realizzando quello che piace alla gente, ma è troppo facile. L’artista che pensa fa delle cose più problematiche e quindi più interessanti.


La prossima domanda si rifà alla tua risposta precedente, parliamo di territorio, siamo a qui a Carona e guardiamo sul fondo valle quello che si è sviluppato tra le montagne: negli ultimi 30 cosa è successo?

È successo che il potere politico non ha avuto la sensibilità e la cultura necessarie nei confronti del paesaggio e così è stato irrimediabilmente rovinato.


Se ho ben capito non siamo abbastanza vicini alla natura, come dicevi già prima?

Sì, purtroppo c’è questo problema di sensibilità culturale e con culturale non intendo una ‘cultura libresca’. La sensibilità di cui parlo l’avevano i nostri vecchi che vivevano a contatto con la natura e ne conoscevano i fenomeni e i capovolgimenti.
Ad esempio quando c’è stata l’alluvione in Vallemaggia qualche anno fa, eravamo andati a vederne le conseguenze: le nuove costruzioni erano state distrutte e gli antichi nuclei non erano stati toccati. Questo significa che la gente che li aveva costruiti possedeva una conoscenza approfondita del territorio in cui viveva e lo rispettava pur lavorandolo. Essa aveva una cultura del territorio, oggi invece si crede che con il cemento armato si possa costruire fino sulla cima della montagna, senza alcuna conseguenza. Questo è l’assurdo della nostra civiltà; è una civiltà che non pensa, o meglio pensa solo a fare soldi e all’edonismo, senza guardare e riflettere sui risultati delle sue azioni.


A proposito di crescere…arte, orti, fieno, boschi…tutte attività che svolgi regolarmente...

Certo che mi piacciono queste cose, ma sono attività complementari. Mi piace anche girare le città se ci sono degli spunti culturali. L’ultima volta che sono stato a Parigi, sono stato in parchi e musei, l’ho girata tutta a piedi, perché una città va vista a camminando. È bello, ti rendi conto di quello che ti sta intorno, hai il tempo per vedere. Se si gira per Lugano a piedi, ad esempio, la città più vicina a noi, ci si rende conto di come siano riusciti a rovinarla, ti rendi conto di come siano diminuiti gli spazi verdi negli ultimi 20-30 anni. Pochissime sono le costruzioni recenti e di qualità dove esista questo rapporto con la natura, il verde, il paesaggio o l’uomo.


...durante l’anno ci sono delle stagioni nelle tue attività di scultore?

No, no, io lavoro tutto l’anno.
L’unica fase è quella dell’umore e quella di creare la condizione giusta per lavorare.


La tua prossima scultura…

Adesso sto facendo questi lavori di cultura contadina (vedi il fieno secco alle nostre spalle).
Ho già in mente quello che voglio fare, ma ci sono state delle vicissitudini familiari che mi hanno lasciato una traccia dolorosa. Essendo il mio un lavoro molto legato alle emozioni ho rimandato, non abbandonato.


Per concludere se hai qualcosa da aggiungere, che tieni a sottolineare o ricordare al pubblico lettore:

Come conclusione vorrei dire che bisogna insistere, da parte delle autorità e degli enti preposti, a tenere in maggiore considerazione e a trasmettere anche ai giovani dei valori culturali forti. Tra questi il rispetto, il rispetto della vita. Credere che io sia una persona più importante perché ho una macchina più grossa e più potente o una villa più lussuosa è assurdo, questa non è cultura. Bisogna fare vedere ai giovani che questi non sono valori, riportarli a dei veri valori.
Nel mio lavoro cerco di fare accrescere questo sentimento di rispetto, di rapporti umani e di gentilezza. Non bisogna essere né violenti né speculatori, perchè fare una violenza sul paesaggio è come fare una violenza su una persona.












 

Di Maria Chiara Cerinotti, Carona il 24 maggio 2007